Pensieri

La piazzetta

Scrivere mi rilassa. Descrivere le sensazioni che provo, lasciare fluire i pensieri, mettermi a nudo su delle pagine bianche mi aiuta a rendere tutto più chiaro, più reale. Scrivo per la maggiore sul divano o stesa sul letto, ma alcune volte le mura di casa sono opprimenti e opto per una “fuga” non molto lontana.

Seduta ad un tavolino del caffè nella piazzetta sotto casa, mi godo la mia colazione. Mi piace fare colazione al bar, è il pasto che preferisco. L’amaro del caffè che si amalgama con la dolcezza di una calda brioche lasciandomi quel gusto in bocca che amo, ma raramente mi concedo di sedermi e lasciar volare via in minuti catturando i miei pensieri su carta. Questo bar mi piace moltissimo anche se è un’accozzaglia di stili differenti: le due colonne dietro al bancone con decorazioni che ricordano i capitelli greci, le tendine fatte all’uncinetto, le mattonelle anni 50 della vetrina dei dolci, le sedie e i tavolini che sembrano provenire da uno storico caffè parigino. Ma la cosa che amo di più sono la miriade di quadri e quadretti appesi alle pareti! Sono dipinti paesaggi, fiori, anche i clienti del bar e gli stessi dipendenti sono immortalati in queste piccole opere che anno in comune solo la firma. Chissà a che appartiene? 

L’orologio a pendolo che suona interrompe il mio fantasticare, alzo la testa e noto che le persone sedute ai tavolini sono cambiate e le paste in vetrina sono quasi finite. Sfoglio le pagine riempite del mio quaderno, lo chiudo e lo ripongo nella mia borsa. Indosso la giacca, pago ed esco sotto le intemperie di questo strambo Novembre. è ora di tornare alla realtà, anche se non ne ho voglia…  

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Italia

5 cose da vedere a Spoleto

L’Umbria è una regione piena di sorprese e tra queste Spoleto è forse una delle più belle. Spunta tra i boschi del colle di Sant’Elia sul quale è adagiata e anche se “grande” rispetto ai paesi cosparsi per il territorio dello Spoletino, tra le vie del centro si respira la tranquilla aria di un piccolo borgo.

Per visitarla è sufficiente una giornata, potete pernottare se invece volete trattenervi più a lungo per approfittare delle escursione e attività all’aria aperta che si possono fare nella zona. Abbiamo scelto Spoleto come tappa nel nostro viaggio verso il sud, arrivati a fine mattinata ci siamo goduti il paese fino a sera per poi pernottare in uno degli storici alberghi del centro, non ristrutturato di recente, ma che profumava di antico. N.B. Se scegliete di dormire in centro non preoccupatevi della ZTL, in albergo verrà registrata la vostra targa per evitare che vi arrivino a casa spiacevoli sorprese. Se invece volete andar via lo stesso giorno del vostro arrivo, potete lasciare il vostro mezzo in uno dei tre parcheggi appena fuori il centro storico e tramite dei percorsi meccanizzati potete avvicinarci ai luoghi che più vi interessano. Si, avete capito bene, percorsi meccanizzati al coperto (scale mobili, ascensori, tapis roulant) che aiutano ad affrontare le salite del paese, apprezzato dai più pigri e non solo!

Ma dopo questa lunga premessa andiamo ad affrontare punto per punto le cose da non perdersi di Spoleto:

  • Torre dell’Olio. La leggenda narra che nel 217a.C. per costringere Annibale alla ritirata, da questa torre fu versato olio bollente, da qui il nome della torre e della via sottostante(di porta fuga) una suggestiva via con un arco che permette l’ingresso nel centro storico.

 

  • Teatro Romano. Circondato da edifici molto più recenti, il teatro risalente al I secolo a.C. si può osservare affacciandosi accanto alla fontana pubblica di piazza della Libertà. Saltuariamente ritorna al suo compito originale, ospitando spettacoli.
  •  Piazza del mercato. Questa chiassosa piazza è il punto nevralgico del paese caratterizzata dalla bizzarra fontana che racchiude stili differenti. Qui si affacciano botteghe, ristoranti e locali di vario tipo. Insomma da qui dovrete pur passarci…

 

  • Adesso è arrivato il momento salire su su in cima al paese fino a piazza del Campello. Da qui potete decidere se entrare a visitare la Rocca Albornoziana, se invece volete osservarla sono dall’esterno, imboccate il vicolo a destra. Davanti a voi si aprirà una splendida strada panoramica che fa il giro della Rocca e che vi condurrà  al suggestivo ponte delle torri costruito nel XIV secolo sulla struttura di un acquedotto romano. Se sarete più fortunati di noi (abbiamo trovato il passaggio pedonale chiuso) potrete attraversare il ponte per ammirare meglio lo strapiombo sul quale sorge.

 

  • Ultimo ma non per importanza il Duomo o meglio la Cattedrale di Santa Maria Assunta. Come la maggior parte degli edifici storici di questo paese, il Duomo ha subito numerose modifiche e rivisitazioni nel corso dei secoli conservando ancora oggi dettagli di stili diversi. Pulita e luminosa è la piazza ove si affaccia la chiesa, potete sedervi sui gradoni che la circondano per poter riposarvi osservando questo angolo meraviglioso del paese!

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Duomo di Spoleto

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Duomo di Spoleto e la sua piazza

Quando andare a Spoleto. Noi siamo andati ad Agosto, le giornate sono calde, ma non è stato particolarmente faticosa la visita. Ideale si dice sia la primavera quando le temperature sono più miti e il paese non è affollato dai turisti. Se invece vi piacciono i festival, venite tra la fine di Giugno e la metà di Luglio quando si svolge il festival di fama internazionale “dei due mondi”, nato nel 1958 ogni anno ospita balletti, spettacoli teatrali, di opera, concerti, ma anche convegni e conferenze.

E voi siete mai stati a Spoleto? Quali sono i ricordi che avete di questo paese?

 

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Autunno

La pioggia che cade sottile e impercettibile, poi sempre più forte si riversa su strade, città e campagne. Il vento infuria e strattona, strascica, scaraventa tutto quello che trova al suo passaggio, poi all’improvviso il silenzio e timido un raggio di sole si fa largo tra le nubi e illumina lo sconquasso. L’autunno è imprevedibile, infinite nubi nere vengono squarciate da un grigio cielo limpido, il freddo e l’umidità che entrano nelle ossa sono placate da pomeriggi stranamente sereni, come se stessero li a rincuorarci prima di una nuova tempesta. Le giornate son sempre più corte e soprattutto sugli altopiani è la nebbia a farla da padrona, concedendo o sottraendo qualsiasi cosa alla vista, lentamente la natura muore e gli alberi, i boschi tinti delle mille sfumature di arancione, giallo, rosso e marrone, mi stregano rendendo l’autunno uno dei periodi dell’anno che preferisco.

Seduti accanto alle finestre con una tazza fumante o con un libro in mano osserviamo il tempo che sembra scorrere lentamente e con la mente ci perdiamo in ricordi o sogni non ancora realizzati…

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E a voi piace l’autunno? Qual è la stagione che preferite?

a presto.

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Disneyland Paris

Desideravo visitare Disneyland da quando ero una mocciosetta che guardava a ripetizione le videocassette Disney. Ero affascinata dalla pubblicità di quel posto magico, ma non immaginavo essere tanto favoloso! Questi due giorni tra il parco di Disneyland e i Disney studio sono stati stancanti si, ma meravigliosi! Ringrazio Alberto che mi ha accompagnato il questa magica avventura e non si è mai (forse) vergognato di me nemmeno quando saltellavo alla vista di qualche personaggio o quando in mezzo a tante persone cantavo le canzoni della mia infanzia!

A presto con i racconti della nostra nuova avventura! -rido-

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Il Monumentale di Milano

I cimiteri non sono generalmente luoghi che frequentiamo con piacere. Alcuni di essi però, oltre a conservare la prove della reale esistenza di chi non è più in vita, grazie al grande numero di opere dai generi differenti che collezionano costituiscono dei veri e propri musei a cielo aperto, che meritano di essere visitati.

Uno di questi è il cimitero monumentale di Milano costruito tra il 1864 e il 1866, considerato tra i più importanti d’Italia…

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Italia

Casalnuovo Monterotaro (storia di un quartiere)

Un documento conservato nella Biblioteca Nazionale di Parigi attribuisce al popolo Slavo, la fondazione di questo paese nel 1466. Come vi ho già parlato in precedenza , il paese di mio padre vede ogni anno giovani ragazzi salutare le proprie famiglie e con le immagini di quelle colline ben impresse nella mente, partono. Cambiano città, regione, abitudini, c’è chi intraprende un percorso universitario, chi si lancia sul mercato del lavoro. La maggior parte dei miei coetanei è sparsa per l’Italia altri si trovano all’estero, ma il senso di appartenenza a questa terra li riporta e mi riporta sempre a casa. Mi riporta, perché anche io sono innamorata di quei paesaggi, e l’odore della terra da così tanto la dipendenza che dovrei trovare il modo di imbottigliarla per portarla sempre con me.

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In quei luoghi il tempo assume uno scorrere tutto suo, è strano, sembra che rallenti! Forse rallenta sul serio e lo fa per permetterci di ritrovare le cose quasi nella stessa maniera in cui le abbiamo lasciate. Anche le abitudini degli abitanti sembrano non mutare: le stesse persone davanti allo stesso bar, gli stressi commessi nel negozio di alimentari, lo stesso vigile che da decenni sale e scende per le vie del paese…ma nonostante l’inganno, sempre più capelli bianchi compaiono sulle teste di quei personaggi di riferimento, le rughe si insinuano sui visi come le profonde crepe nei terreni durante la siccità e poco alla volta i più anziani lasciano il posto ad un vuoto che nessuno colmerà più.

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Se chiudo gli occhi riesco a tornare indietro di alcuni anni, quando ero una bambina e nel quartiere dove viveva mia nonna c’era un certo tram tram. Le vie che salivano sul promontorio dove è situata la chiesa che domina il paese erano piene di bambini che al mattino e nei torridi pomeriggi fino a sera, non si stancavano di giocare facendo rimbombare le loro urla tra le case in pietra. Il paese iniziava a vivere molto presto, il rombo dei motori dei trattori che si scaldavano prima di partire per la giornata di lavoro, svegliavano gli abitanti poco dopo l’alba. Generalmente dopo quel trambusto mi riaddormentavo, per essere svegliata poche ore dopo dalle cantilene del fruttivendolo, dell’arrotino, del tipo che vendeva i materassi e dal venditore di detersivi e prodotti per l’igiene personale. Le mogli di quei contadini erano sveglie da ore e il richiamo di quei megafoni le faceva uscire in strada a fare la spesa. Anche mia nonna, vedova da trentacinque e più anni, scendeva in strada e dopo aver fatto approvvigionamento di frutta e verdura iniziava a preparare il pranzo. Il profumo del sugo che bolliva lentamente si spandeva fino al piano di sopra dando la sveglia definitiva a tutta la casa. Dopo il pranzo si faceva una pennichella per combattere la calura estiva, subito dopo uscivo a giocare mentre le comari prendevano le loro sedie impagliate e si mettevano in un’angolo all’ombra ad osservare i passanti. Si riunivano anche dopo cena e rimanevano sedute in strada fino a tardi raccontandosi (oltre dei dolori che le affliggevano) di storie d’amore, di tradimenti che avrebbero fatto il tutto esaurito su qualsiasi rivista di gossip. Mi sono sempre chiesta da dove traessero tante informazioni, mia nonna e le sue compagne non erano in grado di uscire, come facevano a conoscere vita, morte e miracoli di tutto il paese e dei paesi vicini?!

Se riapro gli occhi non vedo niente, mi affaccio in strada, ma non c’è nessuno. Il caldo che mi accarezza la pelle mi fa rabbrividire. Vedo una macchina passare, se ne va. Ne vedo un’altra, questa volta si ferma! Sono i figli di una coppia di anziani che abita qui, come noi sono arrivati in paese per godersi i giorni di festa di metà agosto. Non ci sono più bambini nel quartiere, gli ultimi siamo stati io, i miei cugini e i nipoti dei vicini. Non passa più il fruttivendolo e nessun rombo di motore mi sveglia alle cinque e mezza del mattino. Quando la sera esco, non ci sono più le sedie ad occupare il posto dove mia nonna e le sue amiche si mettevano a spettegolare. La malinconia mi pervade, mi piacerebbe rivedere il quartiere risplendere come una volta! Chissà, magari un giorno noi ragazzi porteremo i nostri figli in queste case e nelle strade che salgono verso la “cappella” riecheggeranno nuovamente urla e risa di bambini.

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Questa foto è di Pietro Tasca

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Harry Potter – The exhibition

Avevo appena finito la quarta elementare quanto ho letto Harry Potter e la pietra filosofale all’inizio dell’estate del 2002. Entrata nel mondo creato da J.K. Rowling sono rimasta vittima di una fattura che non conosce incantesimo o pozione in grado di scioglierla! In breve tempo lessi tutti i libri fino ad allora pubblicati, iniziarono ad uscire anche i film, ma con ansia attendevo l’uscita del volume successivo. Posso dire di essere letteralmente cresciuta con questa saga… mentre sfogliavo le pagine del primo volume, avevo quasi l’età giusta per ricevere la lettera di ammissione ad Hogwarts. Quando invece venne pubblicato il settimo capitolo nel 2007, frequentavo le superiori…

Conosco le battute dei film a memoria, ricordo nomi, incantesimi. Una mostra come quella che è ancora in corso a Milano alla Fabbrica del vapore, non potevo lasciarmela sfuggire! I biglietti sono suddivisi per orario d’ingresso garantendo così gruppi di visita non troppo numerosi. Mi sono divertita tantissimo, in un battito bacchetta sono tornata la piccola Silia rapita da quel mondo fantastico! Di seguito vi lascio qualche foto, non troppe però, non vorrei rovinare la visita a qualcuno…

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Una critica però mi tocca farla. Nonostante la mostra sia ricca e ben impostata, per vedere tutto si impiega solo una mezz’ora, forse troppo poco per le aspettative dei visitatori più o meno fan.

E voi ci siete stati? avete già comprato i biglietti per andarci? o proprio non ne volete sentir parlare?

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Un angolo di pace

Che si trovi accanto casa o a chilometri di distanza, tutti hanno il proprio angolo di pace. In questi luoghi il tempo quasi si ferma, i pensieri che ingombrano le menti scorrono via lasciando spazio ad un tiepido niente.

Ho più di un angolo di pace, uno di questi si trova molto molto lontano, tra gli alberi a picco sulle scogliere di un’isola nel mare delle Andamane. Al tramonto il cielo si riempie di colori incredibili, i motori delle barche smettono di rombare, mentre dal bosco i versi degli animali lentamente si affievoliscono e rimane solo il suono persistente delle onde, che si infrangono sugli scogli.

Non so se avrò mai l’opportunità di tornare in questo luogo, così ho deciso di appendere sopra la testiera del letto questa foto in formato maxi. Quando prima di dormire ho bisogno di staccare dalla realtà, mi rigiro nel letto, i piedi appoggiati al muto e mi perdo, immaginando di essere di nuovo li tra quegli alberi…

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10 cose da vedere a Bologna in un pomeriggio

Bologna è una città a prova di pedone! Arrivare in treno è a mio avviso la soluzione più comoda, dalla stazione centrale potrete intraprendere un percorso di pochi chilometri che toccherà i luoghi da non perdere.

  1. Prima tappa del nostro percorso è proprio la Stazione Ferroviaria Centrale. Sviluppata su due livelli, Bologna Centrale è una delle stazioni più trafficate d’Italia e nientemeno che snodo fondamentale per il traffico nazionale. Ma questioni tecniche a parte, secondo me una “fermata” a questa stazione è importante per non dimenticare la strage avvenuta alle 10.25 del 2 agosto del 1980 quando un ordigno fu fatto esplodere nella sala di attesa adiacente primo binario. 85 le vittime, più di 200 i feriti. L’ala distrutta fu ricostruita, ma nella sala d’attesa venne lasciata una “crepa” artificiale chiusa da un vetro. Per non dimenticare, anche l’orologio è ancora fermo alle 10.25.
  2. Usciti dalla stazione e attraversata piazza XX Settembre, vi troverete alle porte del Parco della Montagnola e di via Indipendenza. Se capitate a Bologna di Venerdì e di Sabato passate per il Parco della Montagnola dove si svolge un affollato e animato mercato. Altrimenti passate per Via Indipendenza che vi porterà direttamente alla piazza principale della città. Questa è la via principale della città, è la via dello shopping e il primo contatto con i caratteristici portici Bolognesi.
  3. Ormai finita via Indipendenza vi troverete di fronte alla Sala Borsa, un centro culturale pubblico sede di esposizioni temporanee. Da farci un salto anche per la sua storia, al piano terra si possono vedere scavi archeologici risalenti fino alla civiltà dei villanoviana del VII secolo a.C.
  4. Senza nulla togliere alla Sala Borsa, alla fine di Via Indipendenza gli occhi vengono immediatamente catturati dalla Fontana del Nettuno! Situata nell’omonima piazza la figura del Nettuno è uno dei simboli della città. Un frivole leggenda narra che le parti intime della statua furono diminuite su indicazione della chiesa, ma per dispetto il suo scultore realizzò una delle mani della scultura in modo tale che osservandola da una particolare posizione, le dita sembrino…DSC_1121
  5. A un passo dalla statua del Nettuno si apre Piazza Maggiore, il centro della città. Si dice che questa piazza porti sfortuna agli studenti che frequentino l’università bolognese, ai ragazzi infatti è vivamente consigliato non attraversare mai la piazza tagliandola al centro, ma bisogna sempre costeggiarla, altrimenti “addio” alla laurea! Qui si affacciano il palazzo comunale, il palazzo dei Banchi e la Basilica di San Petronio.DSC_1136DSC_1118
  6. Passare sotto il Voltone di Palazzo del Podestà è secondo me un obbligo. Se vi posizionerete ai due lati opposti del Voltone, potrete giocare al “telefono senza fili” nonostante la distanza!
  7. La triangolare Piazza Santo Stefano e il suo complesso delle “sette chiese” è il mio luogo preferito in assoluto di Bologna. La pizza dalla caratteristica pavimentazione a piccoli ciottoli è un posto generalmente tranquillo che a volte si anima grazie a qualche artista di strada. Il complesso di edifici della Basilica di Santo Stefano era originariamente composto da sette edifici (oggi ne sono rimasti quattro)collegati tra loro.DSC_1187 (2)
  8. Non molto distante da Piazza Santo Stefano le torri più famose di Bologna non si possono non notare. La torre degli Asinelli e della Garisenda sono due sopravvissute del circa centinaio di torri costruite nella città nel XII secolo. In cima alla Torre degli Asinelli si trova un vaso rotto che simboleggia la capacità dei Bolognesi nel risolvere i problemi, peccato che nessuno sia riuscito a vederlo…DSC_1196 (2)
  9. Se dalle due torri si risale per Strada Maggiore, al portico del civico 26 noterete numerose persone con il naso all’insù. Una leggenda racconta che precisamente in questo punto tre banditi che erano in procinto di commettere un assassinio furono distratti dalle “grazie” di una fanciulla e invece di andare a segno, le frecce che scoccarono si conficcarono nel legno del portico. Ed è proprio per questa storia che sono tutti alla ricerca delle tre frecce, riuscirete a vederle?
  10. Chi ha detto che a Bologna non è attraversata da corsi d’acqua? In via Piella si trova “La finestrella” che affaccia sulla nota “little Venice”, un canale prosecuzione del Reno che nascosto alla vista si fa strada tra le case. In realtà numerosi canali attraversano la città, ma questo è uno dei pochi tratti che non è stato ricoperto di asfalto tra i primi del novecento e il dopoguerra.

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Naturalmente Bologna non è solo questa, ci sono miriadi di altri luoghi e altre cose da scoprire e da ammirare.

Voi siete mai stati a Bologna? Cosa vi piacerebbe vedere? Quali sono i vostri luoghi preferiti?

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Post fotografico – Bologna

Bologna è una città a cui sono molto legata. Da piccola mio padre mi portava a passeggiare sotto i suoi portici, crescendo questa città è diventata luogo di incontro con amici provenienti da ogni dove. A Bologna ho tantissimi ricordi di partenze, di ritorni, di tante giornate di caldo asfissiante e di freddo inclemente. Mi piace tornare in questa città, rivedere i suoi colori e riamare i suoi sapori…

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